Interessante articolo di Ileana Montini, che analizza il conflitto tra produttivismo ed esigenze patriarcali. Sembra che in Italia l'economia politica patriarcale riesca addirittura ad avere la meglio sul capitalismo:
In Italia lavora il 46 % delle donne di cui una buona parte nella scuola e mentre negli altri Paesi dell’Europa l’occupazione aumenta al crescere dell’età dei figli, in Italia diminuisce. Soltanto il 30% di donne riprende a lavorare dopo aver avuto un figlio; fenomeno più diffuso nel Sud e tra le donne con livelli d’istruzione bassa.
Quando una donna entra nel mercato del lavoro ufficiale, il suo lavoro entra nel PIL, perché la retribuzione sarà una delle grandezze conteggiate dalle statistiche. In Svezia e Danimarca i tassi di occupazione femminile si sono quasi allineati a quelli maschili e il contributo in termini di PIL è stato più importante dell’aumento degli investimenti in capitale o della produttività. È curioso che i nostri politici preoccupati dell’andamento critico –recessivo- dell’economia italiana, non facciano mai riferimento all’occupazione femminile in termini di crescita economica.
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Vedi anche il post Conciliare lavoro e famiglia.



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