Segue parte della mia recensione di An Unnatural Order, di Jim Mason (Continuum, New York 1993; il titolo scelto per la traduzione italiana, Un mondo sbagliato, Sonda 2007, ispira l'intestazione del post). Il testo integrale della recensione può essere letto sul mio sito.
5. Ed infine, ovviamente, le donne

Un altro punto dolente del libro di Mason è il modo in cui viene presentata la problematica dell'oppressione delle donne, il che si riallaccia del resto alla stessa questione della sessualità aperta con la discussione su Sade.
Ironically, the very association with nature that once gave women social power and status served, in agri-culture, to reduce that power and status (p. 188).
Trovo questa osservazione non ironica ma contraddittoria.
In generale, qualunque apologia delle donne che consista in una riabilitazione dell'immagine de «la Donna» costruita dalla cultura patriarcale e di tutto ciò che detta immagine contiene, non può che costituire una riaffermazione di un sistema (sociale ed ideologico) che ha già separato le donne, ne ha già costruito la classe e le ha già costrette in una determinazione discorsiva. In altre parole, riscattare l'«alterità» - che sia di donna, di animale, di straniero – non è altro che riconsegnare l'altro all'identità di... «Altro», nella quale è stato imprigionato.
Ho già fatto notare questa contraddizione nella recensione «Erinni. Note critiche a un testo teatrale», in cui scrivevo:
Che l'attrice-Erinni decida o meno, riesca o meno ad indossare la maschera da Eumenide, che la condannerà al silenzio, ella è già stata sconfitta nel momento in cui, come donna, ha deciso di indossare i panni dell'Erinni, accettando l'imposizione di identità da parte del maschio. Ella è già confinata nell'Altrove; di lì, potrà servire il maschio come silenziosa Eumenide o potrà restare Erinni ed urlare, ma con «parole senza linguaggio» (Foucault). In entrambi i casi, sarà distorta e negata.
Nel caso di Mason, la maschera offerta alla donna è, banalmente, quella del potere riproduttivo: nelle società pre-agricole, dice Mason,
... to be female was to be in continuum with the major mysteries: childbirth, the silent but potent plant world, the fecundity of other animals, and the growth and regeneration of the living world (p. 68).
È chiaro che questo suggestivo ritratto della Donna/Femmina, che Mason eredita dall'ecofemminismo, coincide in tutto e per tutto con quello dell'ideologia patriarcale. La sola differenza è che Mason e le ecofemministe, guidati/e da nostalgie primitiviste, si sforzano di farlo apparire positivo; ma la sostanza resta intatta e questo (presunto) innalzamento della (presunta) identità delle donne si traduce in una vacua lusinga, che lascia le donne concrete prigioniere dell'ideologia di chi le opprime.
A tale visione della «Donna» corrispondono, inoltre, due intollerabili violenze:
- sulle donne che non possono procreare, comprese le trans (v. in merito il post «Transphobia: Feminist-Vegetarians/Ecofeminists» nel blog The Vegan Ideal; in questo posto, si denuncia il concetto sessista - dell'ecofemminista Mary Daly - della inerente natura «biofila» delle donne «cisessuali» (cioè non trans) e della loro «ginergia», ovvero energia femminile, laddove le donne trans sarebbero false donne, prive della presunta energia femminile);
- sulle donne che non vogliono procreare.
L'essenzialismo, perno del ragionamento di Mason, lo conduce alla seguente contraddizione:
1. Nella descrizione della «creazione del patriarcato» (paragrafo «The Creation of Patrarchy», pp. 188-189), Mason critica il passaggio dalla venerazione delle potenze «naturali», alle quali le donne sarebbero «associate», al disprezzo per quella stessa «natura», domata e svelata attraverso la domesticazione degli animali. Ora, questa «associazione» tra le donne e la «natura», che Mason ritiene originaria, ontologica, aveva avuto origine proprio dalla divisione del lavoro dell'organizzazione sociale precedente (donne raccoglitrici, uomini cacciatori; donne datrici di vita, uomini datori di morte); una divisione che, stando alla ricostruzione di Mason, si riproduce in forme diverse nell'organizzazione sociale successiva, in cui gli uomini si occupano della produzione e le donne della ri-produzione. Ma l'oggetto dello sdegno di Mason non è la concreta divisione del lavoro, bensì... semplicemente la diversa valutazione ideologica che ne viene fatta! In altre parole, Mason non vede nessun problema nel fatto che le donne siano relegate nel ruolo familiare-riproduttivo, nel momento in cui di questo ruolo si faccia – ipocritamente - l'apologia.
2. Tant'è vero che nel paragrafo «Pornography: Ritual Reduction of Women» (pp. 266-267) Mason si lancia in un'appassionata difesa degli organi genitali femminili, basata sul loro essere «the source of life itself, the organs of procreation (...) which substain infant life, the organs of nurturing», e così via: leggendo questa incredibile – ed intollerabile – descrizione, verrebbe quasi da chiedersi chi non ha ancora capito il ruolo maschile nella riproduzione della specie! Per Mason, la colpa della pornografia consiste semplicemente nel distruggere una dignità femminile basata sul potere riproduttivo, di desacralizzare la «Donna», etc. Ma le donne non vogliono affatto di essere angelicate, ben consapevoli che l'angelicazione della «Donna» è solo l'altra faccia della sua deprecazione (vedi il binomio Maria-Eva). Ben altre sono le rivendicazioni delle donne, ben altro dev'essere lo sguardo sul corpo sessuale femminile: non «Prostituta» da cui estrarre piacere, ma neanche «Madonna», o «Super-Madre», da cui esigere vita, cura, tenerezza, bensì individuo libero di scegliere chi, cosa, come, quando, con chi essere, libero di scegliere il piacere per il piacere, al pari di qualunque altro essere senziente.
3. Ma attenzione: nella conclusione del libro (paragrafo «Men, Women and Sexual Ethics», pp. 292-294), Mason ci regala un colpo di scena: ora il patriarcato è accusato di relegare le donne al ruolo di riproduttrici ed allevatrici di bambini! Ma come: non era proprio questo ruolo il fulcro del presunto potere femminile? Non era in questo ruolo che risiedeva l'essenza mirabile degli organi genitali femminili? Ebbene, non lasciamoci ingannare: Mason non ha improvvisamente scoperto che i corpi delle donne sono corpi politici e non biologici. Si tratta semplicemente di un tentativo di aggancio tra la critica del patriarcato e l'ecologia: l'imposizione dell'eterosessualità - e, all'interno di questa, della funzione riproduttiva - viene criticata non in se stessa (potrebbe esserlo solo in una cornice non essenzialista!), ma... come causa dell'attuale crisi di sovrappopolazione! Per cui, l'omosessualità deve essere accettata in quanto... «ecologica»! Quanto agli eterosessuali, sono invitati a scoprire il sesso non procreativo per motivi analoghi, ed anche per evitare di mettere al mondo figli infelici perché non realmente voluti ma prodotti solo per soddisfare gli stereotipi patriarcali.
È evidente in questo contorto ragionamento lo sforzo di integrare in un quadro primitivista-essenzialista istanze che scaturiscono dalle coscienze e dalle lotte di donne e uomini di oggi: istanze che chiamano ad un ripensamento totale della biopolitica delle relazioni e ad una esplosione totale del discorso sulle identità, e che non possono accettare compromessi di sorta con quel quadro impicitamente retrivo. Come potrebbe infatti per una donna esserci conciliazione tra l'introiezione di un'immagine di sé come donatrice della vita etc., e l'accettazione, in nome di una coscienza «ecologista», di una pratica sessuale non procreativa, di fatto contraddittoria con quell'immagine? Tale retorica eco-essenzialista non fa che condannare le donne alla schizofrenia. Quel che è più triste, lo fa in nome di un presunto «femminismo», probabilmente residuo degradato di quel femminismo «della differenza» inventato nelle università americane e tanto comodo ai maschi tutti. «Feminism is environmentalism in the world of today», dice Mason alla p. 292: ci mancava solo il pretesto dell'ambientalismo per convincere le donne che la loro liberazione serve solo se realizza altri fini... Alla larga dagli «amici delle donne»!
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