«Here Comes Miss Modern»

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Thursday, April 1 2010

Agnus Day

agnus_day.jpgQualche giorno fa, il Corriere ha pubblicato un bellissimo articolo di Susanna Tamaro intitolato «Il pianto degli agnelli e il dolore del mondo»; leggetelo, ne vale la pena.

Questa storia dei cattolici che mangiano gli agnelli per festeggiare la morte e resurrezione del loro "agnello" salvifico mi ha richiamato alla mente un passaggio di Le pouvoir sanitaire, Essai sur la normalisation hygiénique (tesi di dottorato di F. Guibert) sulla simbologia del consumo della carne per gli ebrei e per i cristiani.

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Monday, March 29 2010

Lolò e Lulù

Oggi Lolò (Héloïse) è andata a casa di Lulù (Lucia), la sua amichetta italiana, ed ha giocato con lei tutto il pomeriggio.

Ecco la foto, e qui c'è il video.

lololulu.jpg

Wednesday, March 3 2010

Congo, capitale dello stupro, della tortura e delle mutilazioni

In un recente articolo sul New York Post, il Congo è stato definito la «capitale mondiale dello stupro, della tortura e delle mutilazioni». Potete leggere l'articolo qui.

Se non leggete l'inglese, potete rileggere l'articolo di Juliana «Congo: lo stupro, arma di guerra» che ho tradotto un anno e mezzo fa, ed anche uno più recente apparso sul Corriere: «Congo, l'inferno nel nostro corpo».

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Tuesday, March 2 2010

Laicità = religione della carne?

L214Da qualche settimana imperversa in Francia la polemica sui «fast food halal», che è ben riassunta qui (compresa la contestualizzazione elettorale e l'accostamento alla polemica sul velo).

A questo proposito, l'associazione L214 ha inviato ieri un comunicato che affronta la questione in modo pertinente, ricentrando il discorso sulla vita e morte degli animali e negando apertamente il «diritto alla carne» invocato da entrambi i fronti della contesa.

Nel frattempo, in Italia si è sviluppata una polemica per alcuni versi simile, in merito alla decisione dell'Ipercoop Casilino a Roma di vendere carne halal ed affidarne la promozione a commesse con il velo.

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Wednesday, February 24 2010

Pubblicazione di «Femminismo Islamico»

Nelle edizioni Carocci è stato pubblicato il libro di Renata Pepicelli Femminismo islamico.

Continua a leggere su womenews.

Thursday, February 18 2010

Mostrare animali morti

Leggo nel blog Critical Animal un breve post intitolato «Posting images of dead and hurt animals», in cui l'autore esprime il suo disagio personale nel trovare foto di animali morti o feriti in molti blog dedicati alla liberazione animale. Egli osserva questa contraddizione: trattandosi di blog non finalizzati alla «propaganda» per i diritti animali, ma rivolti all'«interno» del movimento animalista, e quindi frequentati da persone che si suppone provino angoscia di fronte a tali immagini, perché pubblicarle? L'autore conclude, senza volersi addentrare in analisi teoriche, dichiarando che smetterà di seguire i suddetti blog perché questa cosa non gli piace («I don't like it»).

Mi viene subito in mente la recente azione di Igualdad Animal a Madrid, in cui sono stati «esibiti» dei cadaveri.

igualdad_animal.jpg

In questo caso, l'immagine era rivolta all'«esterno», E non era sostanzialmente diversa da quella di un bancone di macelleria. Però questa cosa mi mette a disagio. Nel resoconto c'è scritto che

L'azione è stata acclamata in tutto il mondo per (...) il suo modo rispettoso di rivendicare il rispetto che tutti gli animali meritano.

Siamo proprio sicuri che fosse rispettoso?

Quasi quasi, come Critical Animal, mi vien voglia di evitare spiegazioni e limitarmi a dire: «I don't like it».

Tuesday, December 1 2009

50 cani e 50 gatti a Rignano Flaminio sono sotto sfratto

Occuparsi di animali di strada è un lavoro costante, impegnativo, che richiede pazienza, che impone spese continue, e che non rende nulla, a parte la gioia di curare, sfamare, amare disinteressatamente. È una realtà che si costruisce giorno dopo giorno, tassello dopo tassello, tra visite dal veterinario, sterilizzazioni, medicazioni e pappe quotidiane. Quando va bene, la gente ti ignora o ti prende per matta. Quando va male, ti attacca, spesso in modo vile.

Nella maggior parte dei casi, le persone che accudiscono animali di strada sono donne. I disagi di questa occupazione si sommano quindi alla vulnerabilità dei soggetti che la praticano: le donne hanno stipendi e pensioni più bassi degli uomini, meno tempo, e soprattutto la società italiana le considera più facilmente attaccabili, specialmente quando non hanno un uomo accanto.

Ecco l'ennesima storia di una donna perseguitata insieme ai «suoi» cani e gatti. Leggete, inviate la lettera, diffondete...

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Thursday, October 8 2009

Donne migranti e maternità

Un articolo di Raffaella Carron:

Negli ultimi tempi è cresciuta la preoccupazione per il destino delle donne migranti che si trovino in stato di gravidanza nel nostro Paese senza un permesso di soggiorno valido. Questa preoccupazione è senz'altro dovuta all'inasprimento della normativa riguardante i migranti “irregolari”programmato ed infine attuato dall'attuale governo con la legge n. 94/2009, il cosiddetto “pacchetto sicurezza”. È dell'estate scorsa la notizia della donna migrante che temeva una denuncia da parte dei medici che l'avevano aiutata durante il parto, i quali le avevano chiesto le sue generalità al solo scopo di registrare all'anagrafe il suo bambino. Più di recente l'assessore alla sanità della Regione Puglia si è sentito in dovere di sollevare con una circolare i medici degli ospedali dall'obbligo di sporgere denuncia in casi analoghi.

Leggi tutto su Zeroviolenzadonne.

Sunday, July 12 2009

Donne nel movimento: più numerose ma meno visibili

Il mio post Antispecismo, la parola dei forti? è stato ricopiato qui. Tra le risposte, leggo:

è innegabile che esista una parte "maschilista" all'interno del movimento antispecista ma ciò credo sia dovuto alla maggioranza numerica di aderenti o almeno di attivisti maschi nel movimento stesso

La realtà mostra piuttosto il contrario: nel movimento le donne sono più numerose degli uomini.

Secondo questa statistica, il 78% dei vegan negli Stati Uniti sono donne; nel Regno Unito, le donne vegan sono il 64% del totale.

In Italia, secondo una statistica Eurispes citata qui, le donne rappresentano il 70% dei vegetariani/vegani.

Personalmente, ho verificato la distribuzione di genere all'edizione 2008 delle Estivales de la question animale ed il risultato è che le donne erano il 62%.

La credenza riportata sopra è sintomatica del fatto che le donne nel movimento per gli animali sono numerose, ma poco visibili.

Che ci si limiti ad incoraggiare le donne a «mettersi in mostra» ostinandosi a non voler prendere atto del problema che questo fatto rappresenta nelle idee che il movimento produce (problema che avevo semplicemente schizzato nel mio post) continua a sembrarmi grave.

EDIT Altre fonti sul maggior numero di donne vegetariane:

1/ Per la Gran Bretagna:

«Meat avoidance is more common among women than men - particularly amongst the young. On the most resent evidence 22.4 per cent of 16-24-years-olds and 12.8 per cent of all women eat meat rarely or not at all, compared with 9.1 per cent of young men and 7.1 per cent of all men.»

Nick Fiddes, Meat. A natural symbol, Routledge 1991, p. 29.

2/ Per la Francia:

«La proportion de végétariens auto-déclarés augmente à mesure que l’on s’élève dans la hiérarchie sociale, croissant légèrement chez les professions intermédiaires par rapport aux cadres et professions intellectuelles supérieures. Elle passe ainsi de 2,8% chez les artisans-commerçants, 3,9% chez les ouvriers, 17% chez les employés, à 35% auprès des cadres, professions intellectuelles supérieures et à 40% auprès des professions intermédiaires. (...) Le végétarisme des milieux populaires est plus souvent masculin et celui des catégories supérieures plus souvent féminin.»

Arouna P Ouedraogo, intervento al Petit-déjeuner scientifique de l’IFN sul vegetarismo (13 janvier 2009).

Poiché le percentuali riportate mostrano che le classi sociali superiori sono rappresentate in modo preponderante nella popolazione vegetariana, se ne evince che le donne vi sono più numerose in generale.

Wednesday, July 8 2009

Antispecismo, la parola dei forti?

Ho spesso notato che nei testi antispecisti che vengono dall'Italia, l'antispecismo è definito come «difesa del più debole».

Questa definizione mi ha sempre dato fastidio. Per me, nel momento in cui viene enunciata essa mostra che chi la enuncia non fa parte della categoria dei «più deboli». Ovvero, che l'antispecismo è una prerogativa di chi ha il potere e sceglie come usarlo.

Come donna mi sento estremamente debole in questa società patriarcale, e quindi non mi riconosco affatto nello schema del forte che protegge il debole. Tale schema si può interpretare in due modi: o io faccio parte delle categorie difese dall'antispecismo - e allora l'antispecismo non posso farlo ma solo subirlo - oppure l'antispecismo mi chiede di mettere da parte la mia debolezza ed occuparmi della debolezza degli altri (un esempio eclatante è questo comunicato, non a caso scritto da maschi) - e allora è autoritario. In entrambi i casi, lo percepisco come un messaggio che arriva dall'alto, da chi comanda.

Mi si potrà obiettare che ci sono nel movimento antispecista parecchie donne, e che queste donne non condividono la mia perplessità. Molto probabilmente ciò accade perché si tratta di donne prive di coscienza di classe.

Per superare questo impasse c'è un solo modo: che i «più deboli» smettano di dare retta ai dominanti pentiti e sviluppino propri discorsi e propria prassi, fondati non sulla condiscendenza del forte ma sulla solidarietà politica tra «deboli» - che solo così potranno diventare a loro volta forti.

(E forse si scoprirà allora che i dominanti pentiti non desiderano affatto che i «deboli» diventino forti...)

  • Sulla predominanza della parola maschile nel discorso sulla questione animale, vedi qui.
  • Sul concetto di solidarietà politica, vedi qui.

Edit: vedi il successivo post Donne nel movimento: più numerose ma meno visibili.

Thursday, June 18 2009

Roma Pride 2009

Roma, 13 giugno 2009...

Roma Pride 2009

- foto: Emanuela Ambrosino -

Wednesday, June 10 2009

Difesa dell'IVG a Lione

loghetto-IVG.jpg

Traduco e giro l'appello del collettivo per la difesa del diritto all'IVG a Lione.

IL CVG (centro di interruzione volontaria di gravidanza) dell'ospedale Hôtel Dieu, che assicurava più di 2000 IVG all'anno (il 50 % dell'agglomerato lionese) sarà definitivamente chiuso alla fine del 2010. I progetti attuali di ristrutturazione degli ospedali pubblici di Lione (HCL) comportano l'allontanamento dal centro dell'attività di controllo delle nascite ed una diminuzione altamente probabile della capacità di accoglienza delle pazienti.

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Monday, June 1 2009

Veggie Pride 2009

Lyon, 16 maggio 2009...

Veggie Pride 2009

- foto: Isabelle Ponsonnet -

Veggie Pride Lyon 2009: resoconto, foto e rassegna stampa.

Tuesday, April 14 2009

Il documento che accusa la Francia

PoncetNouvelObs2.jpgAncora sul Rwanda: Le Nouvel Observateur pubblica un articoletto («La note qui accuse la France») in cui si conferma l'autenticità di uno dei documenti che provano il ruolo della Francia nel genocidio in Rwanda. L'articolo si limita a parlare di semplice «passività» da parte dei soldati francesi presenti sul posto che, obbedendo agli ordini del generale Poncet, non avrebbero tentato di impedire il massacro di cui erano testimoni...

Il ruolo di Mitterand e del governo Balladur fu in realtà molto più sostanziale. Secondo diverse fonti, gli aerei che rifornivano di armi le milizie Hutu provenivano dalla Francia; il pagamento delle armi stesse per 6 milioni di dollari sarebbe stato garantito dal Crédit Lyonnais alla fine del 1992. Quanto alle truppe francesi presenti in Rwanda allo scopo ufficiale di effettuare il rientro i cittadini europei (l'operazione «Amaryllis»), non solo abbandonarono i Tutsi alla loro sorte, ma accolsero ed evacuarono i rappresentanti più insigni del governo Hutu, che avevano pianificato e dato il via al genocidio. Il 27 aprile 1994, mentre la strage era in corso, una delegazione del governo Hutu fu ricevuta all'Eliseo. E intanto, al Consiglio Generale delle Nazioni Unite, il rappresentante francese si opponeva al riconoscimento della qualifica di «genocidio» al massacro: il che, come è noto, ritardò l'intervento dell'ONU...

Vedi anche:

  • il libro Un génocide sans importance. La France et le Vatican au Rwanda, di Jean-Paul Gouteux, scaricabile gratuitamente sul sito delle edizioni Tahin Party.

Wednesday, April 8 2009

A 15 anni dal genocidio

Traduco parte del messaggio inviato dalla rivista La Nuit rwandaise.

NUIT-COUV-une.gif

Oggi 7 aprile è il giorno di commemorazione del genocidio dei Tutsi del Rwanda. Esce il terzo numero della rivista annuale La Nuit rwandaise, dedicata al coinvolgimento della Francia nell'ultimo genocidio del XX secolo.

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